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Seminario Annuale
QuASM: Venerdì 15 aprile 2005, ore 9:30 Mantova, Centro Psico Sociale - V.le Repubblica 2 h Partecipano: Germana Agnetti, Enrico Baraldi, Giuseppina Boidi, Yvonne Bonner, Roberto Bosio, Angelo Brezzo, Marco Castagna, Panfilo Ciancaglini, Stefania Cogoli e educatori Azienda Poma, Antonella Costantino, Giuseppe d’Aquino, Pasquale De Luca, Walter Di Munzio, Arcadio Erlicher, Andrea Gaddini, Licia Gambarelli, Clara Ghirardi, Gaddomaria Grassi, Alessandro Guidi, Fabio Lucchi, Gianfranco Marastoni, Massimo Marcon, Stefano Mastrangelo, Roberto Mezzina, Maurizo Miceli; Paolo Miragoli, Carla Morganti, Ernesto Muggia, Carmine Pasquale Pismataro, Rosaria Pioli, Nicoletta Poppi, Edoardo Re, Redazione Rete 180, Augusto Righi, Stefano Roccato, Elisabetta Rossi, Giovanni Rossi, Giuseppina Salomone, Anna Saltini, Alessandra Voltolini. L'accesso, riservato agli iscritti QuASM e ai loro invitati, sarà gratuito; non sono previsti crediti ECM. Il seminario ha lo scopo di consentire la massima circolarità della discussione e l’obiettivo di fissare alcune linee guida da utilizzare nell’ambito dell’attività scientifica promossa o partecipata da QUASM. Allo scopo di facilitare la discussione sono previste alcune comunicazioni introduttive di cui si fornisce un elenco provvisorio: Giovanni Rossi (Mantova) Fabio Lucchi (Brescia) Massimo Marcon e Nicoletta Poppi
(Modena) Roberto Mezzina (Trieste) Licia Gambarelli (Parma) Dialogo con i redattori di Rete 180 - La voce di chi sente le voci Antonella Costantino (Milano) Roberto Bosio (Udine) Pasquale De Luca (Cremona) Educatori azienda Poma (DSM e OPG) Germana Agnetti, Edoardo Re
(Milano) Maurizio Miceli (Firenze)
Fabio Lucchi (Brescia) su come si misura il capitale sociale, su come sia possibile stabilire una relazione stabile tra dimensione del capitale sociale e dimensione della salute, e più in generale, su come gli utilizzatori dei servizi possono passare (sempre che sia auspicabile) dall'essere capitale sociale inconsapevole alla consapevolezza? Il tema del capitale sociale è "esploso" proponendosi all'attenzione generale a partire dai primi anni novanta. Proposto dapprima come modello per progetti di sviluppo socio-economico da parte di numerose agenzie internazionali, ha progressivamente guadagnato terreno anche in altri settori fra i quali anche la salute pubblica. Il concetto cattura l'idea sicuramente non nuova che "la società conta" e che alcune sue caratteristiche possono contribuire a spiegare, ad esempio, i differenziali di crescita economica, il funzionamento delle amministrazioni pubbliche e della vita politica in generale, i tassi di criminalità e i diversi livelli di salute di regioni o stati. Sono state proposte numerose definizioni, in genere risultato di una "scomposizione" delle sue principali dimensioni, in modo da facilitarne le operazioni di misura. Il consenso sia sulla definizione che sulla possibilità di arrivare ad una valutazione standardizzata del capitale sociale ha animato il dibattito accademico lasciando però aperti numerosi problemi. Nonostante questo molti stati ed enti di ricerca negli ultimi anni si sono impegnati in progetti di misurazione del capitale sociale intravedendo in esso uno strumento multidisciplinare utile a favorire processi di community building. L'allargamento della base delle evidenze a favore dei determinanti sociali della salute e della salute mentale ha creato le condizioni perché il capitale sociale diventasse una delle parole chiave dei nuovi paradigmi di sanità pubblica e di promozione della salute. In questo contesto il coinvolgimento e la partecipazione attiva degli utenti ai processi di cura e di valutazione è un mezzo e al tempo stesso un obiettivo che i servizi di salute mentale si pongono sulla base di un loro ruolo, più o meno esplicitato, più o meno consapevole, di "generatori di capitale sociale".
Massimo Marcon e Nicoletta Poppi (Modena): sul processo di costruzione di un manuale per l'accreditamento di strutture non psichiatriche orientato dal punto di vista dei portatori di interesse; LA QUALITA' COME MOTORE NEI PROCESSI DI GOVERNO E REGOLAZIONE DEI SERVIZI: LA COSTRUZIONE PARTECIPATA DI UN MODELLO DI VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ NEI CENTRI SOCIO-RIABILITATIVI RESIDENZIALI E SEMI-RESIDENZIALI PER DISABILI ADULTI IN PROVINCIA DI MODENA La trasformazione del welfare state è in
tutti i paesi occidentali motivo di dibattito in ambito politico ed economico.
Nel nostro Paese, stiamo assistendo ad un passaggio in cui i modelli di
riferimento, pur mantenendo l'universalità del diritto come valore, si
connotano sempre più per modalità gestionali orientate alla costruzione di un
sistema integrato pubblico-privato cogestito a livello locale. In questo
generale orientamento di welfare mix pubblico-privato (profit e no-profit) è di
fondamentale importanza la definizione di criteri e strumenti per la
programmazione e la valutazione dei servizi erogati. Nell'ambito dei servizi
socio-sanitari l'accreditamento nasce come strumento di regolazione dei rapporti
tra fornitori di servizi e il committente pubblico, in particolare regola
l'accesso di un erogatore alla rete dei servizi garantiti nell'ambito dei
livelli essenziali delle prestazioni sociali (L. 328/2000 e L.R. Emilia Romagna
2/2003). In questo senso l'accreditamento istituzionale costituisce una cornice
di fondamentale importanza per la regolazione della rete integrata dei servizi,
tuttavia se utilizzato con un'ottica autorizzatoria, rischia di connotarsi come
uno strumento burocratico e non di miglioramento della qualità.
Licia Gambarelli (Parma) sull'uso delle interviste narrative per identificare e descrivere "isole" comunicative: La salute mentale e i percorsi di recupero attraverso le narrazioni autobiografiche. L' "isola" di Rete 180, un caso studio. Il metodo scelto per acquisire nuova conoscenza sui concetti di salute mentale e di recupero è quello dell' "intervista narrativa", ovvero un incontro di lunga durata non strutturato. Offrendo un elevato potenziale di accesso all'altro, l'approccio narrativo consente di "avvicinarsi" al mondo cognitivo degli interlocutori e di riconoscerne le rappresentazioni della realtà (Atkinson, 1998). L'indagine qualitativa non è interessata all'acquisizione di una determinata quantità di informazioni positive ma alla raccolta delle rappresentazioni della realtà e dei concetti di salute mentale e di percorsi di guarigione da parte dei protagonisti di particolari esperienze di vita. Per dirla come Jerome Bruner "le narrazioni contengono soprattutto esperienze soggettive che nessun dato, nessun questionario, nessuna cronaca sarebbe in grado di esprimere" (Bruner, 1990). Si cercano, dunque, nuove definizioni, nuove chiavi di lettura, nuovi elementi non previsti a priori. In quest'ottica le scelte narrative del soggetto non vanno considerate come un ostacolo, ma tracce del modo di rappresentarsi la realtà da parte del narrante, ed è questo il più significativo valore aggiunto dell'approccio narrativo (Atkinson, 1998). La ricerca su campo Trattandosi di un'indagine qualitativa è importante definire il campione degli intervistati in relazione a un preciso contesto situazionale. Un'interessante "isola" di comunicazione è quella di Rete 180. Un luogo di comunicazione e di interazioni sociali attorno al quale interagiscono diversi attori e nel quale prendono forma caratteristiche rappresentazioni della realtà psichiatrica e dei concetti di salute mentale e di recupero. Si è deciso di raccogliere una ventina di interviste narrative rivolte a persone che hanno ruotato e ruotano tutt'ora attorno alla realtà di RETE 180 (redattori, familiari, psichiatri, operatori, giornalisti...). L'approccio è autobiografico e retrospettivo, inteso a dare spazio al libero flusso dei ricordi. Durante l'incontro il ricercatore cercherà di soffermarsi sulla descrizione di alcuni elementi topici che, inevitabilmente, prima o poi, emergeranno dal racconto autobiografico: la percezione della salute mentale, la percezione della malattia, la percezione dei percorsi di guarigione. Il tutto nella forma di descrizioni di vissuti, piuttosto che di definizioni soggettive di questi concetti. L'intento, oltre all'acquisizione di nuova conoscenza sui concetti di salute mentale e di recupero è anche quello di verificare quanto tali vengano associati dal narratore all' esperienza di rete 180 e a progetti quali "scrivoparlodisco" e la costruzione di radio 180.
Antonella Costantino (Milano) sulla produzione di materiali informativi come strumento di partnership in neuropsichiatria infantile Antonella Costantino Savina Viganò Laura
Bellazzi Emanuela Sonzogni Fino a pochi anni fa, la produzione di materiali informativi per l'utenza non era considerata elemento fondamentale del percorso assistenziale, né lo era la condivisione delle scelte terapeutiche. Il ruolo dei materiali informativi e della costruzione di partnership tra curanti e utenti è poi andato ampliandosi sotto la spinta di diversi fattori, tra cui non solo il progressivo cambiamento di ruolo dell'utenza da passivo ad attivo in tutti i settori, ma anche di un netto cambiamento nell'offerta sia da un punto di vista clinico (l'assistenza è divenuta sempre più complessa e sempre più specifica) che dal punto di vista delle garanzie, con il passaggio da un sistema universalistico ad un sistema basato sui Livelli Essenziali di Assistenza. La nostra esperienza di partnership e di produzione di materiali informativi con/per l'utenza è partita nel 1999 all'interno del Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Treviglio, sotto la spinta di un bisogno comune. In quella fase, da un lato l'attività del servizio era in crescita esponenziale e le risorse a disposizione non erano più in grado di rispondere ai bisogni, dall'altro stavano diventando sempre più evidenti le continue incomprensioni tra utenti e servizi, tra servizi e utenti, ma anche tra servizi e servizi. Famiglie e invianti si rivolgono ad un Servizio non solo in base ai propri bisogni, ma anche in base alle proprie attese più o meno consapevoli. Utenti ed invianti tendono ad attribuire al Servizio un modello di intervento che deriva da propri valori culturali, dalla propria esperienza e percezione del Servizio stesso. A loro volta, gli operatori tendono a immaginare che gli utenti sappiano come lavorano, e ogni Istituzione crede che l'altra funzioni come sé e abbia gli stessi tempi e le stesse scadenze: ognuno pensa che gli altri parlino la sua lingua. Il percorso ha portato alla stesura e pubblicazione di una dettagliata "Guida al servizio", di una serie di depliants informativi su specifiche tipologie di problemi e di progetti (il servizio ausili, il servizio di comunicazione aumentativa, la disfagia ecc) e infine di una "Guida ai diritti dei bambini e dei ragazzi disabili". Il primo passaggio nella direzione di una partnership è stato rappresentato da un notevole lavoro interno di definizione del significato che si voleva dare alla "Guida al servizio", attraverso la produzione e revisione tra gli operatori dei materiali descrittivi delle attività, che ha portato da un lato a immaginare la "Guida" come ponte, tra richiesta di prima visita e incontro effettivo con il servizio, e dall'altro a evidenziare che nessuna valutazione di comprensibilità, fruibilità ecc poteva essere fatta senza l'attivo contributo dell'utenza. Hanno così preso il via gli incontri mensili con associazioni e utenti, che hanno portato non solo a completare e pubblicare la "Guida" e i depliants, ma a ripartire con la stesura comune della "guida ai diritti", che ha visto un coinvolgimento molto più allargato della comunità locale. Il secondo percorso è stato particolarmente importante, perché ha dato la possibilità di confrontarsi, scambiare opinioni e punti di vista e aprire ambiti di riflessione che altrimenti non avrebbero potuto essere possibili, e ha certamente permesso di pensare (e attivare) diversi cambiamenti nella modalità di erogazione dei servizi.
Pasquale De Luca (Cremona) sulla conoscenza dei servizi di una popolazione di persone non in contatto coi servizi (area cremonese) Questionario sulle conoscenze dei Servizi dell' UOP in un campione di popolazione non utente Lo studio è stato svolto nel corso del 2003 con la rilevazione tramite apposita scheda delle risposte di un campione di popolazione (300 persone) intervistate presso il PO Oglio-Po e presso i Poliambulatori ASL di Casalmaggiore. Il Gruppo di studio che ha elaborato il progetto era composto da personale dell'UOP che ha curato anche l'esecuzione delle interviste. Le persone intervistate non dovevano essere utenti del nostro Servizio né familiari di utenti. L'obiettivo era quello di avere una idea più precisa del grado di conoscenza delle attività dei nostri Servizi nella popolazione generale (utenza potenziale). |
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© 2002, Associazione Italiana Qualità e Accreditamento in Salute Mentale
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